Paleolitico

L'intima relazione dell'uomo con gli animali e la natura è evidente nelle rappresentazioni magiche delle grotte e dei ripari, che si interrompono alla fine dell'ultima glaciazione del Paleolitico, ma manterranno, pur con tutte le varianti culturali, un carattere simbolico attraverso i millenni.

A partire dalla scoperta di Mary Leakey a Olduvai in Tanzania del cranio dello Zinjanthopus boisei, un fossile che non apparteneva a un quadrupede dal cervello umano, ma a un bipede dal cervello molto piccolo da scimmia, le ricerche paleoantropologiche del secolo scorso hanno evidenziato l’importanza dell’andatura eretta come momento d’avvio della nostra specifica evoluzione. Secondo André Leroi-Gourhan “il processo di umanizzazione comincia dai piedi (…) non dal cervello” in quanto la locomozione bipede libera le mani aprendo così la strada a una serie di pressioni selettive che hanno portato l’Ominine, nel corso di migliaia di millenni, a creare dei manufatti litici e in seguito dei segni grafici e delle immagini figurative, attività che, insieme al linguaggio verbale, lo hanno progressivamente differenziato dall’animale.

Epipaleolitico

Con le trasformazioni ambientali dovute al ritiro dei ghiacciai, i cacciatori arcaici cambieranno lentamente le loro abitudini di caccia potenziando le attività di raccolta, di pesca e uccellagione gettando le basi delle prime culture agricole e pastorali. Nascono i primi luoghi di culto, come Göebekli Tepe.

Un lungo periodo di transizione che sfocerà lentamente nella sedentarizzazione dell’uomo nelle zone più adatte. Con la fine dell’ultima glaciazione, la grande arte parietale del Paleolitico scompare assieme all’abbandono delle caverne istoriate, mantenendo tuttavia alcuni elementi di continuità come l’arte neolitica del Nord Africa con raffigurazioni di carattere narrativo, scene di caccia e rituali in cui compare l’uomo. Le statuette ritrovate in innumerevoli luoghi, spesso accanto a focolari domestici permarranno a lungo come idoli, con varie valenze simboliche.

Neolitico

Alla fine del X Millennio a.C. le culture mesolitiche sfoceranno gradualmente della rivoluzione neolitica.

Con la levigatura della pietra verranno introdotte nuove tecniche che nei millenni successivi porteranno alla produzione di asce per disboscare, alla realizzazione di recipienti in ceramica e alla filatura. I centri di aggregazione diventeranno città come Gerico (IX Mill. a.C.) e Katal Höyük (VII Mill. a.C.). Molte sono le conquiste di questo periodo: l’arco, che cambierà i metodi di cacciagione, l’aratro che aumenterà la produzione agricola e la scoperta dei metalli. La possibilità di accumulare ricchezze quali metalli, minerali e bestiame favorirà la differenziazione sociale e la conflittualità tra villaggi e comunità, quindi la produzione di armi.

La storia e la scrittura

“L’evoluzione tecno-economica fa sì che sorgano tutte insieme le arti del fuoco (metallurgia, vetreria, ceramica), la scrittura, l’architettura monumentale e la gerarchia sociale…" (Leroi-Gourhan, "Il gesto e la parola", 1965)

I primi testi appaiono nel periodo URUK (3400-3100 a. C.) Molto prima appaiono contrassegni numerici, piccoli oggetti di pietra o argilla e tavolette numerico-ideografiche. La scrittura cuneiforme verrà utilizzata per quasi 2 millenni in tutto il vicino-oriente quale lingua franca con varianti babilonesi. Le prime scritture hanno scopo amministrativo e più tardi celebrativo. Verso il 1500 a.C. appaiono in Fenicia i primi alfabeti consonantici. Verso 750 a.C. appare l’alfabeto vocalico in Grecia. In Europa occidentale, la scrittura risale a meno di 2500 anni fa.